Mal di denti in assenza di carie: cosa accade?



Ci risiamo: il mal di denti è tornato a farsi vivo! Cosa sarà accaduto questa volta?

Nel momento in cui inizia a pulsare la guancia e avvertiamo un prepotente mal di denti, d'istinto ipotizziamo che una nuova carie ci abbia aggredito. In realtà pur trattandosi di una motivazione assai ricorrente della comparsa del dolore non è l'unica, poiché esso può essere scatenato da varie patologie non esclusivamente di natura odontoiatrica.



IN QUALE MODO POSSIAMO INDIVIDUARE LA CAUSA DEL MAL DI DENTI?


Qualsiasi forma dolorosa si presenti è sempre da considerarsi come sintomatologia di una malattia o di una problematica legata alla salute. Anche nel caso del mal di denti, all'origine del dolore c'è una ragione specifica che va prontamente individuata per poter agire con efficacia. Non è infatti il dolore che va curato ma ciò che lo ha causato, solo così è possibile sconfiggerlo definitivamente. Questo è un compito che spetta senza dubbio all'odontoiatra il quale ha tutti i mezzi indispensabili per approfondire ed effettuare una diagnosi precisa; allo stesso tempo però, desideriamo fornirvi alcuni spunti ed elementi utili per eseguire una prima autovalutazione. A cosa dobbiamo prestare attenzione? Proviamo a rispondere ai seguenti quesiti: 

  • Quanto è forte il dolore che proviamo?
  • In quale zona della nostra bocca lo percepiamo?
  • È persistente o discontinuo?
  • Cosa lo scatena?
  • Da cosa è accompagnato? 

Dalle risposte a queste domande è possibile ricavare alcune informazioni utili riconducibili alle ragioni che sono alla base del dolore. Ma di quali motivazioni di tratta? Vediamole insieme.

SENSIBILITÀ DENTALE


Il segnale evidente che il mal di denti dipenda da un inasprimento della sensibilità è da intercettare nell'estesa diffusione del dolore e nella reazione all'ingestione di alimenti e bevande tendenti al freddo o al caldo. Quando mangiamo e beviamo, i nostri denti non dovrebbero impattare con sofferenza o fatica con gli alimenti. Qualora ciò si verifichi a causa della temperatura o della componente glicemica di cui sono fatti alcuni cibi, avremo la conferma che i denti siano affetti da ipersensibilità. Gli interventi da mettere in atto in queste circostanze variano a seconda di quali fattori abbiano contribuito ad esasperare questo fenomeno reattivo: se la sensibilità dipende dal bruxismo bisogna ricorrere ad un bite; se è stata causata da uno spazzolamento eccessivamente vigoroso che ha inciso sulla riduzione delle gengive, oltre a rivedere la propria tecnica di pulizia, è necessario usare prodotti specifici che possano desensibilizzare i denti; se infine è provocata dall'erosione dello smalto bisognerà ricoprire i denti coinvolti con corone o faccette dentali in ceramica. In questo caso la parola spetta al dentista.


INFEZIONI DENTALI


Le infezioni batteriche dentali e gengivali danno vita a fenomeni infiammatori di varia natura, capaci di porre in una condizione di seria criticità sia i denti che le gengive. Proprio a queste ultime è legata la gengivite, un’infiammazione in cui la proliferazione batterica ha avuto ampia diffusione in virtù di una scarsa igiene orale. Essa si presenta accompagnata da diversi segnali evidenti ed è così che le gengive si mostrano arrossate, tumefatte, gonfie e sanguinanti. Per quanto riguarda l'aspetto connesso al dolore, in caso di gengivite è maggiormente percepibile mentre si è impegnati nell'azione masticatoria. L'intervento più adeguato da effettuare per contrastarla è la pulizia professionale, meglio se affidata ad un parodontologo esperto di malattie parodontali e pronto ad attuare un'azione di igiene profonda del solco gengivale. Più seria delle gengivite è la parodontite altra infezione gengivale con forte incidenza dolorosa. Stesso discorso vale per gli ascessi che possono interessare sia le gengive che i denti e le cisti, due tipi di infezioni che generano sacche contenenti un liquido denso e giallastro da cui si propaga un'intensa sensazione dolorosa. Solo rivolgendosi al dentista sarà possibile verificare la natura dell'infezione e procedere con il trattamento più adeguato.


TRAUMA DENTALE


Se il dolore percepito dal paziente è circoscritto alla superficie di un dente, con molta probabilità a provocarlo è un trauma subito dal dente stesso: una frattura, il consumo dello smalto, una lesione, ecc. Indipendentemente dall'evento specifico che ha determinato il trauma, il coinvolgimento dell'odontoiatra è indispensabile per accertare i danni e per ripararli. 


DOLORE NON ONTOGENO


Una volta analizzate ed escluse tutte le eventuali patologie odontoiatriche che possono essere responsabili degli episodi dolorosi, occorre percorrere altre strade. Esiste infatti un dolore definito non ontogeno, ovvero non riconducibile ad un problema odontoiatrico che può essere originato da altri organi o apparati. È questo il caso dell'infarto al miocardio, una patologia cardiaca tra i cui sintomi è riscontrabile un dolore ad ampio spettro che si propaga finanche alla dentatura; stessa cosa accade per le patologie dei seni mascellari e della mucosa paranasale; a livello neurovascolare alcune forme di emicrania o cefalea possono coinvolgere anche i denti così come si può verificare in presenza di malattie neoplastiche, di lesioni craniche e di danni celebrali.


COSA POSSIAMO FARE PER ALLONTONARE IL DOLORE?


Lo abbiamo più volte ribadito: la scomparsa del dolore passa necessariamente attraverso la cura della patologia da cui è stato causato e tale cura può essere affidata esclusivamente all'odontoiatra. Nell'attesa però di intraprendere e di concludere tutti gli opportuni trattamenti, ci si può indirizzare verso alcuni farmaci antidolorifici e antinfiammatori che non agiscono sul problema ma solo sul sintomo, sedando per alcune ore il fenomeno doloroso. Quelli più comunemente usati hanno come principi attivi il paracetamolo, l'ibuprofene e il ketoprofrene ma in quanto farmaci vanno utilizzati seguendo le opportune precauzioni. APPROFONDISCI QUI






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