Sedazione Cosciente

Quando in medicina si parla di sedoanalgesia, ci si riferisce ad una innovativa tecnica, in grado di mantenere il paziente in uno stato di incoscienza apparente: egli non sente infatti il dolore provocato dalle procedure operatorie, ma è comunque in grado di collaborare alla buona riuscita dell’intervento seguendo i consigli del medico. Da qui il nome particolare di “sedazione cosciente”, che apparentemente può sembrare un termine paradossale, un ossimoro. Come dire dormire da svegli, un sogno ad occhi aperti.

La sedazione cosciente ha portato una vera e propria rivoluzione nell’ambito dell’Anestesia, proprio grazie alle sue proprietà ipnotiche ed ansiolitiche. Quello che la sedazione cosciente riesce a ridurre è la percezione del dolore durante un intervento odontoiatrico, senza la necessita di addormentare completamente il paziente. Questa capacità la rende probabilmente la migliore soluzione per eliminare totalmente l’ansia che condiziona psicologicamente il paziente, che sa di doversi sottoporre ad un intervento in grado di provocare discreto dolore. Si pensi infatti alla cure per le lesioni cariose, le devitalizzazioni, l’estrazione degli elementi dentali compromessi o l’implantologia. Tutte pratiche, che spesso spaventano il malato al punto di impedirgli di recarsi dal medico.

Si pensi per esempio ai bambini, che risultano sempre molto spaventati dalla figura del dentista, e manifestano  ansia e stress provocati dall’intervento. Quante volte dobbiamo accompagnare nostro figlio in lacrime dal dentista, sentendoci colpevoli di sottoporlo ad una violenza invece che ad una pratica medica necessaria? 

Questo tipo innovativo di sedazione può avvicinare il paziente alle pratiche mediche, rendendole meno invasive e dolorose, eliminando la paura, che un tempo risultava dunque giustificata, ma che con le nuove tecniche anestetiche è ormai davvero fuori luogo. Da questo punto di vista i progressi fatti sono davvero notevoli, e non è impossibile trovare all’interno degli ambulatori e studi medici, bambini rilassati e tranquilli che aspettano senza frignare il loro turno (per buona pace dei genitori).

Ma quali sono le metodologie di somministrazione dell’anestesia? In che modo il medico riesce ad indurre il dolce sonno? 
Esistono due diversi tipi di somministrazione per quanto riguarda la sedoanalgesia: il primo è di tipo inalatorio, mediante l’uso di una mascherina e di un erogatore di una mistura di protossido di azoto e ossigeno, l’altro è di tipo iniettivo - endovenoso. In quest’ultimo caso il medico può usare una combinazione  di farmaci sedativi come le benzodiazepine in combinazione con uno dei tanti analgesici.

Le benzodiazepine hanno un effetto immediato di tipo amnesico in grado di eliminare la paura del dolore, mentre l’analgesico produce uno stato di leggera euforia. L’effetto anestetico di questa combinazione è stimato intorno all’80 - 90 % e rimane attivo nel paziente per circa 20 - 40 minuti dalla somministrazione. Per questo motivo i medici e gli anestesisti, devono necessariamente essere sempre in grado di monitorare la sedazione e le condizioni del paziente a mano a mano che il tempo passa: pulsazioni, frequenza della respirazione, ossimetria, devono essere sempre sotto lo stretto controllo del medico, proprio per capire fino in fondo le condizioni del paziente. Questa fase di monitoraggio è molto importante durante un intervento che necessita di sedazione, come importante è la dose somministrata, che varia a seconda dell‘età, del peso e della risposta dei vari pazienti.
Detto ciò bisogna far presente che una sedazione endovenosa garantisce risultati molto maggiori di qualunque altro tipo di somministrazione dei farmaci anestetici. Tuttavia ci sono delle indicazioni precise da seguire, soprattutto nei piccoli pazienti che poco apprezzano aghi e armamentario vario e potrebbero creare problemi. Problemi come le difficoltà nel reperire l’accesso venoso, la necessaria vigilanza sui volumi di liquido introdotti, la scarsa collaborazione del paziente infante su metodologie così invasive.

Tutte queste indicazioni devono essere svolte meticolosamente dal medico curante, che, nonostante la leggerezza di una sedazione di questo tipo, non può assolutamente permettersi di saltare nessuno di questi punti,. Per questo è necessaria a volte la presenza di un medico anestesista professionista, che controlli appunto lo stato di incoscienza veicolata nel malato. La maggior parte degli interventi ambulatoriali sono infatti di minore intensità, e possono essere svolti anche nei luoghi meno attrezzati. Ciò non toglie che la maggior parte degli interventi possono tranquillamente essere svolti negli studi privati e negli ambulatori, vista la grande professionalità dei medici odontoiatri che sono certamente in grado di mantenere i pazienti in una situazione di estrema sicurezza. Grazie alla sedoanalgesia molti interventi sono divenuti più sicuri e veloci da realizzare, poiché la collaborazione del paziente risulta essere il valore aggiunto di questo tipo di pratiche anestetiche: poter intervenire in tutta tranquillità, sapendo che il malato non avverte nessun tipo di dolore, e poter allo stesso tempo dialogare con lui, consigliandogli magari come aprire la bocca, dove posizionare la lingua eccetera, non fa che rendere migliore la prestazione del medico stesso, facilitato in questi casi nel compito che è chiamato a svolgere.

Un notevole passo avanti dunque rispetto al passato in cui era necessario somministrare anestesie totali o locali, che avevano però come effetto quello di addormentare completamente il paziente. In più, come accennavamo all’inizio, l’azione maggiore di questo tipo di sedazione è sul livello psicologico dei pazienti, che non avvertono dolore e restano in uno stato pacifico di rilassamento muscolare e mentale. Evitare la paura dettata soprattutto da pregiudizi verso forme di interventi odontoiatrici del passato, che circondavano la figura del dentista di un aura quanto mai negativa, è probabilmente uno dei maggiori risultati, dal punti di vista medico, che la sedazione cosciente è risuscita a raggiungere.

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